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Da Torino in tutto il mondo, la storia del vermouth Vino, erbe e radici: l'intuizione vincente di Antonio Benedetto Carpano

Il vermouth (o vermuth) nasce nel 1786 quando Antonio Benedetto Carpano, nella sua bottega di Torino, unisce il vino a un'infusione di erbe e radici: un successo dovuto grazie al favore di re Vittorio Amedeo III. E' presente nei cocktail più popolari: dal Negroni al Negroni sbagliato, fino al Milano-Torino

In Inghilterra adorano le glorie locali e le celebrano adeguatamente. Come avvenuto per il gin. A metà dicembre 2016, al 186 di Portobello Road a Londra, è nata “The Distillery”. Si tratta di un edificio di quattro piani, con arredamento vintage. Ospita il bar, il ristorante, l’accademia e perfino un hotel. Un’idea da subito vincente e che qualcuno, magari, potrebbe applicare a Torino, mettendo il vermouth (o vermuth) al posto del gin. Perché anche questo liquore ha parecchie storie da raccontare, non soltanto agli appassionati.

La lapide celebrativa, un ritratto di Carpano e una ricostruzione della sua bottega
La lapide celebrativa, un ritratto di Carpano e una ricostruzione della sua bottega

Quella del vermouth, intesa come storia, è immancabilmente legata ai Savoia, che tanta parte hanno avuto – non soltanto a livello politico – nelle vicende del regno. Bisogna tornare indietro nel tempo di quasi due secoli e mezzi, immaginando di varcare la soglia della bottega di Antonio Benedetto Carpano. Siamo nel 1786 e il giovane distillatore (ha ventidue anni) va alla ricerca di una nuova bevanda. La sua intuizione è quella di miscelare due proposte tipicamente piemontesi: il vino con erbe e radici dei campi. Sceglie un vino bianco, perché vuole andare incontro al palato delle signore. Quindi unisce una trentina di aromi, che lascia in infusione con alcol e zucchero. I nomi sono i più svariati, dall’assenzio al cardamomo, dalla china al coriandolo, dal rabarbaro alla vaniglia. Quando deve scegliere come chiamarlo inventa il vermouth, in onore della Germania e del sommo poeta Johann Wolfgang Goethe, che dicono amasse. Vermouth da wermut, ovvero l’artemisia (o assenzio maggiore), che non manca mai nel liquore. Alla prima intuizione ne segue una seconda, commerciale e, quindi, decisiva. Carpano manda una cassa di vermouth a corte. Re Vittorio Amedeo III apprezza (parecchio) e con lui tutta la nobiltà, vuoi per gusto vuoi per semplice ossequio nei confronti del sovrano. E’ la svolta per Carpano e per la sua attività, che decolla dalla piccola bottega di piazza Castello, all’angolo con via Viotti, dove una lapide celebra il ricordo di quel giorno.

Sintesi 59, l'installazione del Punt e Mes di Armando Testa davanti a Porta Susa
Sintesi 59, l’installazione del Punt e Mes di Armando Testa davanti a Porta Susa

Oggi, come allora, il vermouth è rimasto fedele a se stesso. Composizione al 75% di vino – cui Carpano affiancò ben presto quello rosso al bianco – e scelta selezionata degli aromi. E’, ovviamente, cambiato lo scenario. Torino non è più capitale di un regno e Carpano non è più una gloria cittadina. Come spesso è successo, in passato, se ne è impossessata Milano: il marchio fa parte delle Distillerie Fratelli Branca. Ne rimangono le tracce, come la lapide citata, come la prima sede in via Maria Vittoria 4 e come l’ultima fabbrica diventata, nel frattempo, la sede di Eataly, al Lingotto: al primo piano è ospitato il museo del vermouth. E a Torino non c’è più neppure la Martini&Rossi, altro nome storico: nasce a palazzo Rossi di Montelera, in corso Vittorio Emanuele II 44, oggi ha sede in provincia, a Pessione. Di Carpano resta pure l’installazione dedicata al Punt e Mes, il vermouth realizzato nel 1870. Nome piemontese (un punto di dolce e mezzo di amaro) e brand internazionale, celebrato dalla campagna dell’irraggiungibile Armando Testa, che ideò la sfera (il punto) e la mezza sfera (il mezzo) sovrapposte, oggi ospitate nella rotatoria di fronte alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa (Sintesi 59). Un rapporto privilegiato, quello di Carpano con la pubblicità: basti vedere il valore che raggiungono nelle aste i manifesti di Marcello Dudovich, il geniale artista triestino.

Il conte Camillo Negroni, ispiratore a Firenze dell'omonimo cocktail
Il conte Camillo Negroni, ispiratore a Firenze dell’omonimo cocktail

Ovviamente è stato conservato il nome, perché Carpano vuol dire vermouth in tutto il mondo e sarebbe stato un delitto perderlo. E’ un vermouth che non manca in nessun locale. Basti pensare che a gennaio 2017 il Carpano Antica Formula è stato posto in cima a due classifiche da Drinks International, rivista inglese specializzata. Ha trionfato nelle categorie Best Selling Brands e Top Trending Brands, dopo un sondaggio che ha preso in esame le abitudini di acquisto dei top bar. Questo perché il vermouth è presente nei cocktail più richiesti. Una fama che si lega innanzitutto ai due Negroni. Il primo è quello le cui origini sono fatte risalire a un periodo tra il 1917 al 1920. Siamo a Firenze e il conte Camillo Negroni, nel locale che frequentava nella centralissima via de’ Tornabuoni 83, un giorno chiede al barman Fosco Scarselli di rendere più accattivante il solito Americano, fatto di Campari e vermouth. La scelta cade sul gin, perché alcolico e perché incolore. Per il secondo Negroni dobbiamo invece trasferirci a Milano negli anni Sessanta. Al bar Basso lavora il bartender Mirco Stocchetto, che un giorno prende una bottiglia di spumante al posto del gin: nasce il Negroni sbagliato. Sono solo due dei tantissimi cocktail preparati con il vermouth, una serie che – tra gli altri – comprende – Manhattan (bourbon, vermouth e angostura), Martini Dry (gin e vermouth dry), Vodka Martini (vodka e vermouth dry), fino al Milano-Torino, che unisce il Campari milanese al vermouth torinese.

Il vermouth di Torino prodotto da Cocchi, storica etichetta piemontese
Il vermouth di Torino prodotto da Cocchi, storica etichetta piemontese

Una tradizione che, tra Torino e dintorni, non si è mai persa. Come avvenuto per la Fiat, in tanti hanno seguito le orme di Carpano. In città è stato riscoperto il marchio Anselmo, distilleria nata nel 1857 in via Mazzini e il cui vermouth è oggi apprezzato in via Belfiore 16/c, nelle versioni Rosso e Riserva. C’è Quaglia, la cui sede è a Castelnuovo Don Bosco. A Torino il locale di via Giulia di Barolo 54 è diventato un punto di riferimento per gli appassionati che, oltre alle due varianti del Vermouth del Professore (classico e rosso), possono degustare altri eccellenti distillati. Il vermouth è anche una delle proposte della comunità di Damanhur. A Vidracco hanno ideato il Riserva Carlo Alberto. E nel solco della tradizione si pone una storica azienda astigiana (sono di Cocconato) che ha nel Barolo chinato uno dei suoi cavalli di battaglia. Parliamo di Cocchi, giunta dietro Carpano nelle preferenze di Drinks International. Da assaggiare assolutamente lo Storico vermouth di Torino e il vermouth amaro.

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